Pastorale Universitaria

Come salutarti padre Jerome?
Più volte ho sentito dire che salutare una persona che se ne va dopo una lunga esperienza, è sempre un esercizio difficile. Non ci avevo mai fatto caso, non mi era mai capitato di dover dire ciao, almeno non in questo modo. Stavolta, però, tocca a me, tocca a noi di dover salutarti e devo dire che non so come procedere.
Come salutarti, nel modo in cui davvero il mio cuore vorrebbe farlo?
Avrei piacere nel saper disporre parole ben ordinate, con ritmi ed equilibrio, ma mi manca il dono della poesia. Avrei desiderato saper condurre il mio corpo per riprodurre per te figure artistiche piacevoli, ma mi manca il dono della danza. Avrei voluto poterti intonare una dolce melodia per accompagnarti nel tuo lungo viaggio attraverso il mediterraneo e l’atlantico, ma Dio non mi ha concesso la facoltà del canto. Quanta povertà la mia poca ricchezza!
Come salutarti, allora?
Non vorrei lasciarmi invadere dalla tristezza del vuoto che lascerai. Non potrei fingere di essere forte e di aver elaborato già da adesso la tua partenza. Non mi riuscirebbe neanche facile festeggiare quello che, in realtà rappresenta la fine di un bel ciclo e un inizio verso sfide entusiasmanti per te. Soprattutto, non sopporterei che questo saluto fosse un momento tiepido, senza sapore, senza vita.
Vedi, quant’è difficile salutarti?
Grazie Padre Jerome. Grazie di esser venuto, di essere rimasto in questi anni per servire. Grazie anche della tua disponibilità a ripartire, lasciando a me un po’ di te. Ora non so cosa dire, come dirlo. Davvero, non so come salutarti, ma forse una soluzione ce l’ho. Ti aspetto, ti aspettiamo quando Dio vorrà rimandarti tra noi.
Nel frattempo, spero di riuscire ad imparare l’arte del saper salutare.
P. Appolinaire