Pastorale Universitaria

Questo numero di Linking Words di aprile ci arriva con un grande ritardo. Il privilegio è stato dato ad altre iniziative, ma la nostra piccola vetrina non è stata dimenticata. Il pensiero di tornare a comunicare è stato ed è permanente. Per questo mese, vogliamo invitare la nostra riflessione a fermarsi su un tema di grande attualità: il destino dell’uomo nel tempo della tecnica. Si può ancora salvare l’umano nel tempo della tecnica?

La grande particolarità della nostra epoca consiste nell’efficacia della tecnica. Si può uscire dall’umano per fare scienza e creare un artefatto che sia efficace per l’uomo. La domanda è veramente questa: si può ancora credere all’umano di fronte alla tecnica?

L’università è il laboratorio del pensiero che diventa sapere grazie al suo patrimonio, permette di elaborare le conoscenze, di organizzarle e trasmetterle attraverso una giusta comunicazione. Negli ultimi anni, il sapere universitario si è molto diversificato all’interno dei dipartimenti, cercando di giungere ad una specializzazione molto accurata del sapere. A questo punto la domanda che si fa sentire sempre di più è: il compito dell’università si esaurisce forse con la formazione di efficienti professionisti e specialisti?

Si ha l’impressione che qualcosa è andata persa nella gestione del pensiero come un fatto umano. Si è giunto alla non comunicazione dei saperi, dei settori di pensieri isolati gli uni dagli altri. L’università è giunta al dramma dell’immenso castello con delle stanze chiuse e inaccessibili.

L’università cattolica non può permettersi di adattarsi semplicemente a quella che sembra essere una corrente inarrestabile di questo cambiamento d’epoca, la sua base è l’umano, la sua bussola è l’umano, la sua meta è ancora una volta l’umano, così come Cristo lo ha rivelato.

Bisogna ritornare a posizioni molto umili, all’università come ambiente di vita dove si elabora il pensiero, il linguaggio, che è comune degli uomini. Bisogna ritornare alla Piazza dove tutti s’incontrano al di là dei particolari; bisogna ritornare all’università come laboratorio della parola e del pensiero dalla vita quotidiana; bisogna ritornare alla semplicità della vita.

Alla fine, se la nostra specializzazione non parla il linguaggio dell’umano, corriamo il rischio di perdere l’Uomo. È sicuro che la scienza così isolata possa andare avanti? Ma per chi? Per quale fine?

Buona Pasqua ortodossa a tutti noi!

 

 

P. Appolinaire C.F.I.C.