Eventi

Scutari è sempre stata una ‘culla’ della cultura albanese e non ha mancato di confermare questa sua identità anche in occasione della visita del corso di Storia dell’Architettura II (prof. Mario Bevilacqua e dott.ssa Kamela Guza), organizzato presso alcuni dei poli culturali più significativi della città: il teatro “Migjeni” e il museo “Marubi”.

L’edificio del teatro, oggetto di studio del corso, rientra a pieno nell’ambito dell’architettura di regime degli anni ’50, ed introduce nella realtà albanese elementi del linguaggio classico, con declinazioni di stampo sovietico che caratterizzano alcuni significativi edifici della capitale e trovano espressione anche a Scutari grazie al teatro “Migjeni”.
L’autore, l’architetto Anton Lufi, riesce e far collaborare forme neo-rinascimentali e Beaux-Arts, dando vita ad un organismo unico nel panorama architettonico albanese, che docenti e studenti sono stati felici di conoscere ed ammirare.

Di altro tipo è stata invece l’esperienza al museo “Marubi”, fondamentale punto di riferimento per la storia della fotografia albanese grazie alla straordinaria collezione di negativi miracolosamente conservati da più di un secolo e mezzo: qui gli spazi seguono un linguaggio pienamente contemporaneo e sono frutto di un curatissimo intervento di aggiornamento realizzato dallo studio olandese Casanova+Hernandez architects.
http://www.casanova-hernandez.com/CH_PROJECTS/A_ARCHITECTURE/CHRONOLOGY/A101 

La carriera fotografica dei Marubi documenta più di cento anni di storia albanese. Le fotografie di architettura – la maggior parte ancora tutte da scoprire - rivestono un ruolo importante all’interno del fondo Marubi e costituiscono una testimonianza preziosa ai fini della ricostruzione storica dell’architettura albanese a partire dalla metà dell’Ottocento.

Con l’esperienza di Scutari, gli studenti hanno avuto l’opportunità di osservare la città e i suoi edifici con uno sguardo diverso, quello dello storico che indaga e analizza. Un’operazione di fondamentale importanza per la storia dell’architettura albanese, una disciplina ancora giovane e proprio per questo aperta a nuovi sviluppi, che anche grazie a questa visita è stato possibile intuire.

Inoltre, una gratitudine speciale va alla disponibilità e cordialità delle istituzioni e delle persone che hanno aperto le porte offrendo la loro massima accoglienza e collaborazione.