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L’obiettivo è: Formare laureati con capacità e competenze progettuali nel settore dell’architettura e riqualificazione degli edifici soddisfano gli standard e le direttive europee sulla figura dell’architetto”

Il Corso di Laurea in Architettura, punto di forza della Facoltà di Scienze Applicate dell’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” fa la differenza nel scenario locale, portando l’eccellenza dei professori fiorentini del Dipartimento d’Architettura, dell’Università degli Studi di Firenze, quest’ultima fondata già dal 1321.

Prof. Ulisse Tramonti è uno dei tanti nomi noti del mondo accademico, che arriva da Firenze a Tirana per trasmettere la sua conoscenza professionale e didattica alla Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”. Cultore della materia “Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2” oltre a Preside del Corso di Laurea in Architettura a Tirana, ha alle spalle una ricca carriera, non solo come professore ma anche nel campo della ricerca della progettazione architettonica.
E’ autore di numerose pubblicazioni, promotore e relatore di diverse conferenze nazionali ed internazionali, curatore di mostre ed allestimenti nel ambito dell’architettura, ed inoltre vincitore di tantissimi concorsi internazionali sulla progettazione architettonica ed urbana.

Nell’intervista che ci ha concesso Prof. Tramonti racconta i suoi legami con l’Albania, gli studenti albanesi e cosa lo attira maggiormente sul piano dell’architettura nel nostro paese.

Intervista



1. Prof. Tramonti, Lei si trova all’Uni.Catt, NSBC ormai da un po’ di tempo, ma i suoi legami con l’Albania si trovano molto più lontani nel tempo. Ho trovato interessante informandomi sui lavori svolti, riscontrando come nel ruolo di ricercatore ha anche scritto “Sulle tracce dell’Italia in Albania”. Cosa l’ha intrigato nel cercare e scrivere sull’Albania?


Ho scritto sull’architettura italiana in Albania, da quando ho iniziato ad insegnare a tempo pieno, quella parte dell’architettura che studia il periodo tra le due guerre. Dopo ho vinto un’ progetto da parte del Ministero degli Affari Esteri in Italia sul progetto della città di Scutari “Waterfront Scutari”. Da quel momento ho iniziato a viaggiare spesso verso l’Albania. Avevo acquisito diverse conoscenze su questo tipo d’architettura in Albania, l’avevo studiata ma non toccandola e vedendola da vicino. Per questo motivo, nel 2011, insieme al mio collega del corso di Storia dell’Architettura, prof.Ezio Godoli, abbiamo deciso di realizzare una conferenza sugli architetti italiani in Albania. Insieme al prof.Godoli ci siamo occupati da
molto tempo sull’architettura italiana nel Mediterraneo ed ci siamo occupati di un progetto sugli architetti italiani in Algeria, Egitto e Turchia perché gli architetti italiani hanno lavorato dal 1800 fino alla fine del 1930 su tutto il Mediterraneo. In seguito a questo abbiamo continuato anche con lo studio dell’architettura italiana in Albania.
Nel 2011 abbiamo realizzato un’altra conferenza a Tirana, intitolata “Piazza Madre Teresa”, a conclusione della quale, l’Ambasciatore Italiano in Albania, in quel periodo, Massimo Gaiani, ha espresso il desiderio di realizzare una grande mostra sugli architetti italiani in Albania. Con il suo aiuto, alla fine del 2014, abbiamo aperto in diversi punti a Tirana, come al Politecnico, Palazzo dei Consigli, Galleria delle Belle Arti, mostre su questo tema, le quali hanno avuto tantissimo successo e vedendo i cittadini di Tirana stare a lungo ad aspettare di entrare e vedere la mostra, ha suscitato in noi tantissima soddisfazione. Dopodiché mi sono occupato sempre qui a Tirana di un corso di Dottorato di Ricerca di due anni, presso il Politecnico di Tirana, sull’architettura del periodo totalitario socialista, un argomento questo ancora difficile da essere affrontato dagli albanesi. Lo stesso atteggiamento si è avuto anche in Italia dopo la fine del fascismo, seguendosi dalla distruzione di tante opere costruitre in quel periodo. Ma io penso che questo sia un atteggiamento sbagliato, perché alla fine ogni periodo e opere realizzare in esso, fa parte della storia di una nazione. Infatti, qui in Albania mi sono già espresso contrario sulla possibilità della demolizione della Piramide.



2. Avete realizzato diverse ricerche in tanti paesi del mondo, così come in paesi dell’Europa dell’Est. Diversamente da Bucarest oppure Sofia per esempio, alcune città dell’Albania come Tirana, Durazzo e Scutari mantengono ancora oggi tracce dello stile architettonico italiano. Qual è il suo giudizio su questa realtà e come trasmettete ai suoi studenti questi valori?

In collaborazione con il Comune di Forlì, nel 2011, abbiamo vinto ed ottenuto un importante finanziamento europeo per poter realizzare una presentazione o meglio un “Itinerario culturale” dei paesi dell’Europa del Sud-Est, che avevano vissuto un regime totalitario, come il comunismo oppure il fascismo (Transnational Cooperation Programme South East Europe ; 2011-2013).

Abbiamo così costruito così un percorso, dove faceva parte anche l’Albania, passando anche dall’Italia, Grecia, Bulgaria e si concludeva con Croazia, Slovenia, ed Ungheria. Dopo un periodo di lavoro intensivo durato tre anni, il Consiglio d’Europa l’ha riconosciuto come “33-esima Rotta Culturale d’Europa”. In seguito si è reso indispensabile fondare un’associazione per seguire e coordinare i lavori di questo progetto, del quale sono Preside del Comitato Scientifico. Da un paio di mesi, Tirana si è aggiunta in questo progetto per lo sviluppo turistico, e per la conoscenza e la tutela del patrimonio architettonico del ‘900.
Sfortunatamente al momento questa tutela non si sta manifestando pienamente , vedendo i recenti sviluppi dello Stadio Nazionale “Qemal Stafa”. Infatti, come ho già detto, per i cittadini albanesi è ancora presto cambiare il loro atteggiamento di fronte all’architettura del periodo totalitario comunista. Penso altresì che dovete capire che la vostra tradizione culturale architettonica è ormai “segnata” ed in essa fa parte anche l’architettura italiana degli anni ’30-’40, così come ne fa parte il vostro centro storico di Tirana, ormai con il nucleo ottomano totalmente distrutto. Quando ho iniziato ad occuparmi di questo progetto internazionale, ho deciso di coinvolgere gli studenti, affrontando con loro anche il tema delle tipologie dell’architettura nel periodo ottomano, che io le trovo meravigliose. Le vie con il ciottolato, parte di quella architettura a Tirana, purtroppo non esistono più oggi.



3. Dopo un esperienza di tanti anni nel campo della ricerca, redazione di progetti e partecipazioni a diversi concorsi internazionali, e dopo aver collaborato anche con l’eccellenza delle Università in tutto il mondo: perché avete scelto l’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” e come valuta questa nuova esperienza?

Ho sempre avuto una diversa affezione nei confronti degli studenti albanesi, e ne ho conosciuto tanti di loro negli anni di insegnamento a Firenze. Gli studenti albanesi che studiano in Italia sono molto bravi, motivati e determinati. Ho seguito tanti studenti albanesi come relatore delle loro Tesi di Laurea sull’Albania, e questo ci ha portato, insieme alla Coordinatrice del Corso di Laurea in Architettura a NSBC, di voler organizzare una mostra con questi lavori delle Tesi di Laurea, realizzati all’Università di Firenze, che hanno come tema di studio l’Albania.
Ho trovato con piacere qui a Tirana, negli studenti iscritti, la stessa determinazione e motivazione e sono ottimista sul fatto che stiamo creando una nuova generazione di architetti per l’Albania.

Curriculum : http://www.unifi.it/p-doc2-2015-0-A-2b303529372b-0.html